Willi aveva le guance viola. Faceva molto freddo: sembrava ancora inverno. Si calò il berretto sulle orecchie e avanzò contro il vento che gli tagliava le guance. Aveva quasi finito. Era rimasto un volantino solo.
Titolo: L’albero di Goethe
Editore: Salani
Pagine: 155
Anno di pubblicazione: 2004
Dal retro di copertina: Situato nel dintorni di Weimar, il campo di concentramento di Buchenwald venne costruito nel 1937. Vi morirono circa 50.000 persone. Weimar è una città famosa per la sua vita culturale. Qui vissero Bach, Goethe, Schiller, Liszt. Goethe amava passeggiare nei dintorni, in particolare sedersi e scrivere all’ombra di un faggio sulle pensici dell’Ettersberg: fu nei pressi di quel luogo che i nazisti costruirono il campo di concentramento.
Willi è un quattordicenne tedesco di Monaco di Baviera. Nel 1944 ha quattordici anni, e aiuta il fratello a distribuire volantini. Non sa che si tratta di propaganda antinazista, né che verrà arrestato dalla polizia e spedito al campo di concentramento di Buchenwald come prigioniero politico. Lì si prendono cura di lui un gruppo di adolescenti più o meno della sua età, che si aiutano l’un l’altro a sopravvivere. La loro sopravvivenza dipende dall’abnegazione di un compagno che scambia il proprio corpo con cibo, bevande e piccoli favori. Ma ora quel sacrificio viene chiesto proprio a Willi, e per lui si prepara la prova più difficile…
Non si tratta certo di un libro facile: le molestie subite da bambini e ragazzi nei campi di concentramento nazisiti sono un tema difficile e per certi versi azzardato. Apprezzo il coraggio dell’autrice, Helga Schneider, nel trattarlo e nell’imdirizzare i libro proprio a lettori giovani, bambini e ragazzi che non hanno esperienza della guerra, per insegnare loro a non dimenticare.
Spero di leggere presto un altro libro della stessa autrice, Stelle di cannella.
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