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La scrittrice polacca Schneider testimone diretta in un doppio appuntamento martedì 3 febbraio
Il palco del ”De Micheli” per ricordare l’Olocausto
Copparo. Non solo Ferrara. Le “Giornate della Memoria” verranno debitamente ricordate con iniziative di rilievo anche oltre i confini comunali. E’ il caso ad esempio dei tre appuntamenti per non dimenticare proposti dal Comune di Copparo. Il palcoscenico del teatro “De Micheli” sarà il fulcro nelle giornate di domani, martedì 27 gennaio e 3 febbraio di testimonianze preziose dell’olocausto, e verrà chiamata in causa avendolo vissuto in prima persona anche la scrittrice polacca Helga Schneider.
Musica e parole, tutte ad ingresso libero, caratterizzeranno il ricordo della Shoah nel centro dell’Alto ferrarese. Martedì 27 a partire dalle 17 si intrecceranno le note della Filarmonica di Tresigallo con la Piccola Compagnia dell’Airone e il Volontariato ragazzi del Circi. Nello spettacolo dal nome “Porrajmos”. Il termine Porajmos o Porrajmos (in Lingua romaní «devastazione», «grande divoramento»), oppure il termine Samudaripen («genocidio») indicano il tentativo del regime nazista di sterminare la popolazioni romaní durante la Seconda guerra mondiale. Al pari della più nota Shoah (il tentativo del regime nazista di sterminare gli ebrei), il Porrajmos fu deciso sulla base delle teorie razziste che caratterizzavano il nazismo. e il fascismo.
Doppio appuntamento per il martedì successivo, dove sarà ospite d’eccezione come anticipato la scrittrice Schneider. Alle 17 “Tra testimonianza e letteratura”, coordinato da Patrizia Lucchini, ed alle 21 “Stelle di Cannella”, allestimento della stessa Schneider prodotto da “La Corte Ospitale”.
Helga Schneider nasce nel 1937 in Slesia (territorio che dopo la II Guerra Mondiale sarà assegnato alla Polonia). Nel 1941 Helga e suo fratello Peter, rispettivamente 4 anni e 19 mesi, con il padre già al fronte, vengono abbandonati a Berlino dalla madre che decide di farsi arruolare come ausiliaria nelle SS. Helga e Peter vengono accolti nella lussuosa villa della sorella del padre, zia Margarete (dopo la guerra morirà per suicidio),in attesa che la nonna paterna arrivi dalla Polonia per occuparsi dei nipoti. La donna accudisce i bambini per circa un anno nell’appartamento situato a Berlin-Niederschönhausen (Pankow), dove i piccoli avevano vissuto in precedenza con i genitori. Durante una licenza dal fronte, il padre conosce una giovane berlinese, Ursula, e nel 1942 decide di sposarla. Ma la matrigna accetta solo il piccolo Peter e fa internare Helga prima in un istituto di correzione per bambini difficili, e poi in un collegio per ragazzi indesiderati dalle famiglie, o provenienti da nuclei familiari falliti. Dal collegio, che si trova a Oranienburg-Eden, presso Berlino, nell’autunno del 1944 la zia aquisita Hilde (sorella della matrigna), riconduce Helga in una Berlino ormai ridotta a un cumulo di rovine e macerie. Dagli ultimi mesi del 1944 fino alla fine della guerra, Helga e la sua famiglia sono costretti a vivere in una cantina a causa dei continui bombardamenti effettuati dagli inglesi e dagli americani, patendo il freddo e la fame. Nel dicembre del 1944 Helga e suo fratello Peter, grazie alla zia Hilde che lavora nell’ufficio di Propaganda del ministro Joseph Goebbels, vengono scelti, insieme a molti altri bambini berlinesi, per essere "i piccoli ospiti del Führer", null’altro che un’operazione propagandistica escogitata da Goebbels, che li porterà nel famoso bunker del Führer dove incontreranno Adolf Hitler in persona, descritto dalla scrittrice come un uomo vecchio, dal passo strascicato, con la faccia piena di rughe e la stretta di mano molle e sudaticcia. Nel 1948 Helga e famiglia rimpatriano in Austria stabilendosi in un primo momento ad Attersee, accolti dai nonni paterni. Dal 1963 Helga vive in Italia dove ha pubblicato molti libri. Nel suo libro "Lasciami andare madre" narra il suo secondo incontro con la madre, ex guardiana nei campi di sterminio, Ravensbrück e Auschwitz-Birkenau (il primo incontro avvenne nel 1971 a Vienna, 30 anni dopo l’abbandono della madre), ma la visita si rivela ancora una volta negativa e traumatica a causa della fede irriducibile della madre nell’ideologia nazista.
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