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Andrea Peggion

Andrea Peggion

 

“La baracca dei tristi piaceri” è un gran bel libro, che deve stare in ogni ogni casa.

Molte le considerazioni che ispira, la più triste è l’invito a riflettere sulla sessualità maschile e su quanto questa venga denigrata, disprezzata, svilita, proprio dai maschi. Un’altra è sul rapporto con l’omosessualità, su quanto la violenza contro gli omosessuali e anche quella contro la sessualità femminile, siano frutto dello stesso albero, quello che produce i campi di sterminio e i massacri della guerra. 

 

Helga Schneider, in ogni suo libro, mette qualche cosa che rimane che sai ti accompagnerà durante vita.

Nel “Rogo di Berlino” era il rapporto con i cadaveri, con l’odore della morte che si appiccica alla memoria di una piccola bambina abbandonata.

Nel “L’usignolo dei Linke” è la folla, la gente che si ammassa, che affoga tra altra gente, con la flebile speranza di poter sopravvivere: è l’esodo. 

In “Lasciami andare, madre” c’è una madre dalla quale non si può prescindere, ma che bisogna abbandonare, che bisogna “uccidere” e che non morirà. Negli altri romanzi: solitudini, brevi incontri, l’amicizia di un albero…

In ogni libro di Helga Schneider bisognerebbe lasciare un segnalibro che riporti ad un capitolo, ad una pagina, ad una frase, da rileggere ogni tanto, da commentare con i nuovi amici o con i figli via, via che crescono, da adoperare come gancio su cui appendere un po’ della nostra fatica di vivere, per riprendere fiato, meditare, darsi una calmata.

Nel bel libro: “La baracca dei tristi piaceri” ho lasciato il segnalibro a pagina 72. Non voglio scrivere perché. Leggete il romanzo d’un fiato, come ho fatto io, e poi, se ne avete voglia, ritornate a quella pagina e riprendete a leggere da lì.

Dopo di ciò il libro non è quello scritto da Helga Schneider, ma diventerà il vostro, sarà la vostra vita che vi leggerete.

Grazie Helga, scrivi ancora per noi!

Andrea Peggion – Firenze