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Il mio nuovo libro esce presto…


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Reggio Emilia - Prosegue la rassegna Retro-scena, dietro le quinte ideata dall’associazione La Corte Ospitale con il sostegno del Comune di Rubiera, con il secondo appuntamento: domani, venerdì 24 aprile 2009 alle ore 21 al Teatro Herberia Helga Schneider, una delle autrici più interessanti della scena editoriale contemporanea, parlerà di scrittura, e di come l’autobiografia, nel suo caso specifico, diventa letteratura. Nel corso della serata, l’attrice Roberta Biagiarelli leggerà brani scelti dai suoi libri: Il rogo di Berlino e Lasciami andare madre. Retro-scena – dietro le quinte è ciclo di incontri ad ingresso gratuito che si svolgeranno nei mesi di aprile e maggio 2009 al Teatro Herberia all’Ospitale di Rubiera, un’occasione per il pubblico per accedere alla fucina creativa, grazie allo scambio con artisti delle diverse discipline, dalla scrittura al teatro, dalla fotografia al giornalismo. Helga Schneider è nata in Polonia alla vigilia dello scoppio della Seconda guerra mondiale e ha vissuto infanzia e giovinezza prima a Berlino e poi in Austria. Dal 1963 vive a Bologna e da molti anni si dedica alla scrittura. E’ autrice di numerosi best sellers. Roberta Biagiarelli attrice e autrice teatrale, fondatrice della Compagnia Babelia & C. si dedica dal 2002 alla produzione, ricerca ed interpretazione di temi sociali, storici e politici. E’ autrice ed interprete tra gli altri dei monologhi A come Srebrenica, Reportage Chernobyl e Resistenti, leva militare ‘926. Il film La neve di giugno sulla lotta di resistenza partigiana nelle valli del piacentino verrà trasmesso il 23 aprile 2009 su Rai Due. Per informazioni: La Corte Ospitale – Via Fontana 2, Rubiera Tel. 0522 621133 – Fax 0522 262343 Corte Ospitale.
E’ con questa iniziativa che La Corte Ospitale, insieme alle due protagoniste della serata, ricorda e celebra l’anniversario della festa della Liberazione italiana.
Saranno scrittori, giornalisti, artisti, autori di vario genere i docenti speciali di questa prima edizione Retro-scena, quattro appuntamenti ad ingresso gratuito aperti a tutti, un’occasione per il pubblico di accedere alla fucina creativa, grazie allo scambio con artisti delle diverse discipline. Un dialogo colloquiale ed immediato che, senza il filtro del palcoscenico, ci farà apprezzare il dietro le quinte della creazione artistica.
L’iniziativa proseguirà il 7 maggio all’Ospitale di Rubiera con Paolo Rumiz che parlerà dell’arte di viaggiare.
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Reggio Emilia - Retro-scena – dietro le quinte, il ciclo di lezioni magistrali organizzate dalla Corte Ospitale con il sostegno del Comune di Rubiera, prende il via martedì 7 aprile 2009 al Teatro Herberia di Rubiera, alle ore 21 con il primo incontro condotto da due maestri del teatro comico, Bebo Storti e Renato Sarti: si parlerà di teatro, tra il reale e il grottesco in questa serata in cui i due artisti ripercorreranno le tappe del loro sodalizio artistico, raccontando il loro mestiere anche attraverso l’interpretazione di frammenti dei loro spettacoli storici, da Mai morti a La Nave Fantasma, fino ad alcuni accenni al nuovo progetto, Chicago boys.
Bebo Storti è attore teatrale e cinematografico, sia comico che drammatico, ha trovato il vero successo in televisione in programmi come Su la testa! e Mai dire Gol. Famosi i personaggi del Conte Uguccione, Alfio Muschio, Thomas Prostata e Adelmo Stecchetti.
Renato Sarti è regista e autore di testi teatrali rappresentati in Italia e all’estero, ha esordito come interprete a Trieste, nel 1971, poi ha recitato a Milano, prima al Piccolo Teatro con Giorgio Strehler, quindi, dal 1979 al 1986, al Teatro dell’Elfo in spettacoli con la regia di Gabriele Salvatores, Elio De Capitani e Ferdinando Bruni.
E’ direttore artistico del Teatro della Cooperativa di Milano. Collabora dal 2001 con Bebo Storti, interprete dei suoi spettacoli di teatro civile. Tra gli altri: Mai morti e La nave fantasma.
Retro-scena, quattro appuntamenti ad ingresso gratuito aperti a tutti è un’occasione per il pubblico di accedere alla fucina creativa, grazie allo scambio con artisti delle diverse discipline. Un dialogo colloquiale ed immediato che, senza il filtro del palcoscenico, ci farà apprezzare il dietro le quinte della creazione artistica.
La rassegna continua il 24 aprile al Teatro Herberia alle 21 con Helga Schneider, autrice tra gli altri de Il rogo di Berlino e di Lasciami andare madre, che parlerà di scrittura, e di come l’autobiografia, nel suo caso specifico, diventa letteratura. Nel corso della serata, l’attrice Roberta Biagiarelli leggerà brani scelti dai suoi libri.
Giovedì 7 maggio Retro-scena si sposta all’Ospitale di Rubiera dove Paolo Rumiz e Monika Bulaj parleranno di viaggi attraverso immagini e parole. Proprio a partire dal 7 maggio (e visitabile fino al 15 maggio) sarà allestita all’Ospitale la mostra di fotografie di Monika Bulaj Il gerundio inverso, una grammatica del viaggiatore leggero in immagini e storie, raccolte tra i monti di Atlante e quelli di Prometeo. L’eccezione come regola è il titolo dell’ultimo appuntamento che chiude il ciclo di lezioni: lunedì 18 maggio 2009 sempre alle 21 all’Ospitale di Rubiera, Paolo Rossi che, grazie ad una sua personalissima scelta di testi, ripercorrerà le tappe salienti della genesi e dell’essenza delle scienze immaginarie, raccolte da Alfred Jarry sotto il nome suggestivo di Patafisica.
Tutti gli incontri sono ad ingresso gratuito; non è necessaria la prenotazione.
A chi parteciperà a tutti e quattro gli appuntamenti verrà rilasciato un attestato di partecipazione, firmato dai relatori e un premio di riconoscimento: due biglietti di ingresso omaggio per lo spettacolo di apertura della stagione 2009-2010 del Teatro Herberia.
Per informazioni: La Corte Ospitale Via Fontana 2, Rubiera – Tel. 0522 621133 – Fax 0522 262343
http://www.bologna2000.com/modules.php?name=News&file=article&sid=94042&mode=thread&order=1
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IL GIORNO DELLA MEMORIA del 27-01-2006
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Il dovere di ricordare, ma soprattutto il dovere di capire. E’ in questo, senza dubbio, il senso più compiuto di un momento di riflessione e di analisi di quella che è stata, nel secolo passato, una tragedia per l’intera umanità, una rottura della civiltà dell’uomo. L’Olocausto, la Shoah, lo sterminio nei campi di concentramento nazisti devono essere perenne testimonianza dell’abiezione cui l’uomo è potuto arrivare nei confronti del suo simile, in nome di ideologie totalitarie e della sopraffazione dell’essenza stessa dell’umanità. Le parole, come sempre, non sono sufficienti per raccontare, eppure proviamo a farlo con i nostri ospiti. Con Simonetta Della Seta, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv che ha curato il volume "I Giusti d’Italia. I non ebrei che salvarono gli ebrei 1943-45". Con il regista Mimmo Calopresti che ha realizzato un documentario con i sopravvissuti della Shoah, al microfono di Baba Richerme. Con uno sguardo a quello che accadeva nel mondo tedesco, responsabile dello sterminio, attraverso gli occhi di un’allora bambina nel bunker di Berlino, Helga Schneider. E ancora con il prof. David Meghnagi coordinatore del Master in Didattica della Shoah, promosso all’Università di Roma Tre. La prof. Ester Fintz Menascè, torna a ricordare con noi l’Olocausto nell’isola di Rodi dove si consumava anche la tragedia dei soldati italiani oppostisi ai nazisti. Poi Marcello Pezzetti, docente alla Scuola di studi della Shoah presso lo Yad Vashem, che curerà il percorso storico del Museo della Shoah che sarà realizzato a Roma. Per concludere il prof. Marcello Flores con il quale parleremo di revisionismi, negazionismi e della verità storica.
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I libri del giorno
Mario Cavatore, Il seminatore, Einaudi [08.09.04] Audio
Mark Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, Einaudi [09.09.04] Audio
Toni Morrison, Amore, Frassinelli [10.09.04] Audio
Le poesie
Miljenko Jergovic [09.09.04] Audio
Giusi Quarenghi, Luisito Bianchi [10.09.04] Audio
Gli altri interventi
"La Mafia è un mostro che si nutre di silenzio". Il dibattito con Gianrico Carofiglio, Carlo Lucarelli e Maria Falcone [10.09.04] Audio
Romano Madera, Stefano Levi Della Torre e Helga Schneider ai microfoni nostri microfonini [09.09.04] Audio
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pp.132, Euro10,80
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Copparo. "Fin da adolescente ho avuto una sola certezza: quella di voler diventare una scrittrice. Quel sogno si è concretizzato dopo decenni, nel 1995, quando Adelphi ha pubblicato il mio libro autobiografico "Il rogo di Berlino". Da allora i miei lettori hanno deciso che prima che una scrittrice io dovessi essere una testimone, e ho accettato quell’impegno. In occasione di convegni, conferenze e simposi, ma anche incontrando moltissimi studenti nelle scuole, ho testimoniato del nazismo raccontandolo dal basso, dall’angolazione della bambina che ero: dall’abbandono della madre avvenuto nel 1941 nella capitale del Terzo Reich, fino agli orrori, le privazioni e le sofferenze quotidiane causate dalla guerra di Hitler, contribuendo così a una comprensione più umana di un regime che ha trascinato il mondo in una guerra devastante, e che si è reso colpevole del genocidio di inabili fisici e mentali, zingari, omosessuali, dissidenti, prigionieri, e di oltre 6 milioni di ebrei europei.
Primo Levi ha detto: "La testimonianza storica è un dovere." Anch’io ne sono convinta".
Sono le parole di Helga Schneider, la scrittrice che domani alle 17 incontrerà il pubblico al teatro de Micheli per presentare il suo libro "Stelle di cannella" (ed. Salani, 2002).
David e Fritz sono due amici per la pelle, orgogliosi, tra l’altro, dell’amicizia che lega i loro due gatti. Abitano in un quartiere di Berlino dove tutti cercano di andare d’accordo e di aiutarsi. Ma l’atmosfera cambia quando il partito nazista vince le elezioni: la propaganda antiebraica di Hitler crea inimicizie e sospetti. E David è ebreo… Fritz ripudia l’amico, lo minaccia, insulta i suoi genitori, anche se la madre Jutta, in realtà, è ariana. Lene, figlia del primo marito di Jutta – e quindi non ebrea – difende il patrigno e il fratellastro David, per il quale nutre sincero affetto, ma suo marito, un giovane ricco che svolge una vita brillante, a contatto con gente potente, le proibisce di compromettersi.
La spirale di pregiudizi e persecuzioni raggiunge l’apice quando Fritz uccide il gatto dell’ex amico, "colpevole", a suo dire, di aver "sedotto" la gattina "ariana". Uno spettacolo di teatro per non dimenticare.
http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=47165&format=html
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Intervistata in modo molto gentile ed intelligente da Fabio Fazio, la signora Helga parlò della sua vita, del suo dolore, dei suoi giorni tristi.
Ma, più procedeva nel suo racconto, più, dalle sue parole, sgorgava una forza speciale.
La sua era la storia di una vita vissuta durante la guerra, in Germania, a Berlino. Durante la terribile seconda guerra mondiale, ma soprattutto dopo.
Ciò che mi ha colpito di più è stato il dopo.
Il mondo sgombrava le macerie, ricostruiva le città distrutte, si avviava al benessere ed al boom.
La perdita della madre e del padre, l’infanzia e la giovinezza di una coppia di fratellini, vite vissute soffrendo in silenzio, il rifiuto della matrigna. Tutto ciò può ancora essere un fatto comune, vissuto, subìto da tanti altri; dolorose circostanze condivise da migliaia altri bambini, resi orfani della guerra. Dalla follia dell’uomo.
Ma la storia speciale, se posso usare questa parola, è cominciata più tardi, verso gli anni ‘70 (mi sono aiutato con le note biografiche presenti sul sito di Helga).
Al posto della gioia per il ritrovamento inaspettato di almeno una parte degli affetti, quando ormai doveva essere rassegnata ad ever perduto tutto, ha dovuto confrontarsi con il fantasma della guerra, del nazismo, dei campi di concentramento in modo del tutto singolare. E doloroso. Come per nessun altro, credo.
Il confronto con la Storia, quella con la maiuscola, Helga l’ha avuto tramite la madre e la scelta di quella donna, ancora giovanissima al tempo del Reich, di essere coerente con la fede nazista fino in fondo…
Il confronto con la Storia diventa un confronto impossibile con la madre.
Ritrovata e perduta nuovamente nello stesso momento…
Io non so e non voglio raccontare quello che successe ad Helga.
Lei lo ha descritto benissimo in alcuni libri e, a voce, ce lo ha ricordato attraverso la TV.
Trovo quanto è successo oggi sia stato un modo vero per dedicare questa giornata alla Memoria.
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Lo sterminio del popolo ebraico, dei popoli rom e sinto, nacque dal concetto nazista di razzismo biologico, dall’idea che un’etnìa potesse in qualche modo essere inferiore a un’altra. La Shoah è lì, nel numero delle vittime, nelle testimonianze dei sopravvissuti, per aiutare a non dimenticare e a non ripetere. Perchè l’intolleranza per ciò che è altro da noi, dice il sindaco Delrio, è sempre presente: "Adesso il razzismo forse è ancora più pericoloso – ha continuato il primo cittadino di Reggio -, è culturale. Invece una vera città si riconosce dallo spirito di accoglienza".
Una corona è stata deposta a fianco dell’entrata della Sinagoga, a ricordo degli ebrei deportati. Le istituzioni reggiane e la presidente della Comunità ebraica di Modena e Reggio, Sandra Eckert, hanno ascoltato la testimonianza del cavriaghese Domenico Boni Baldoni, nipote di don Enzo Boni Baldoni: il nome del parroco nel 2001, a quasi trent’anni dalla morte, è stato scolpito sulla stele d’onore del Giardino dei giusti, a Gerusalemme. Gli è stato attribuito il titolo di ‘Giusto fra le Nazioni’. Parroco a Quara, diede ospitalità, in canonica, alla famiglia Modena, ebrei sfollati da Milano con i primi bombardamenti del ‘40. A breve nella nostra città una via sarà intitolata a don Boni Baldoni.
Tanti altri appuntamenti in città e provincia celebreranno il Giorno della memoria: lunedì sera il liceo Aldo Moro di via XX settembre ospiterà la rappresentazione de ‘Il bambino di Noè’, ispirata alla storia di padre Pons, che salvò 217 bimbi ebrei. Martedì alle 20 una Fiaccolata per la pace si snoderà attraverso le vie di Quattro Castella e dalle 21 a Correggio, a Palazzo dei Principi, conversazione sul tema ‘Il nazismo e lo sterminio dei diversi’. Sempre il 27, a Scandiano, lo spettacolo ‘La banalità del male’, tratto dall’omonimo libro di Hannah Arendt. ‘Per le recenti disposizioni sulla razza – Storia di Ferruccio Pardo e di altri reggiani ebrei’ il titolo del volume che sarà presentato alle 11 all’istituto Matilde di Canossa di via Makallè, su iniziativa di Istoreco. Sempre martedì mattina Moni Ovadia incontrerà gli studenti all’Istituto Alcide Cervi di Gattatico; alle 10, al teatro Herberia di Rubiera, lo spettacolo ‘Stelle di cannella’, di Helga Schneider.
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Copparo. Non solo Ferrara. Le “Giornate della Memoria” verranno debitamente ricordate con iniziative di rilievo anche oltre i confini comunali. E’ il caso ad esempio dei tre appuntamenti per non dimenticare proposti dal Comune di Copparo. Il palcoscenico del teatro “De Micheli” sarà il fulcro nelle giornate di domani, martedì 27 gennaio e 3 febbraio di testimonianze preziose dell’olocausto, e verrà chiamata in causa avendolo vissuto in prima persona anche la scrittrice polacca Helga Schneider.
Musica e parole, tutte ad ingresso libero, caratterizzeranno il ricordo della Shoah nel centro dell’Alto ferrarese. Martedì 27 a partire dalle 17 si intrecceranno le note della Filarmonica di Tresigallo con la Piccola Compagnia dell’Airone e il Volontariato ragazzi del Circi. Nello spettacolo dal nome “Porrajmos”. Il termine Porajmos o Porrajmos (in Lingua romaní «devastazione», «grande divoramento»), oppure il termine Samudaripen («genocidio») indicano il tentativo del regime nazista di sterminare la popolazioni romaní durante la Seconda guerra mondiale. Al pari della più nota Shoah (il tentativo del regime nazista di sterminare gli ebrei), il Porrajmos fu deciso sulla base delle teorie razziste che caratterizzavano il nazismo. e il fascismo.
Doppio appuntamento per il martedì successivo, dove sarà ospite d’eccezione come anticipato la scrittrice Schneider. Alle 17 “Tra testimonianza e letteratura”, coordinato da Patrizia Lucchini, ed alle 21 “Stelle di Cannella”, allestimento della stessa Schneider prodotto da “La Corte Ospitale”.
Helga Schneider nasce nel 1937 in Slesia (territorio che dopo la II Guerra Mondiale sarà assegnato alla Polonia). Nel 1941 Helga e suo fratello Peter, rispettivamente 4 anni e 19 mesi, con il padre già al fronte, vengono abbandonati a Berlino dalla madre che decide di farsi arruolare come ausiliaria nelle SS. Helga e Peter vengono accolti nella lussuosa villa della sorella del padre, zia Margarete (dopo la guerra morirà per suicidio),in attesa che la nonna paterna arrivi dalla Polonia per occuparsi dei nipoti. La donna accudisce i bambini per circa un anno nell’appartamento situato a Berlin-Niederschönhausen (Pankow), dove i piccoli avevano vissuto in precedenza con i genitori. Durante una licenza dal fronte, il padre conosce una giovane berlinese, Ursula, e nel 1942 decide di sposarla. Ma la matrigna accetta solo il piccolo Peter e fa internare Helga prima in un istituto di correzione per bambini difficili, e poi in un collegio per ragazzi indesiderati dalle famiglie, o provenienti da nuclei familiari falliti. Dal collegio, che si trova a Oranienburg-Eden, presso Berlino, nell’autunno del 1944 la zia aquisita Hilde (sorella della matrigna), riconduce Helga in una Berlino ormai ridotta a un cumulo di rovine e macerie. Dagli ultimi mesi del 1944 fino alla fine della guerra, Helga e la sua famiglia sono costretti a vivere in una cantina a causa dei continui bombardamenti effettuati dagli inglesi e dagli americani, patendo il freddo e la fame. Nel dicembre del 1944 Helga e suo fratello Peter, grazie alla zia Hilde che lavora nell’ufficio di Propaganda del ministro Joseph Goebbels, vengono scelti, insieme a molti altri bambini berlinesi, per essere "i piccoli ospiti del Führer", null’altro che un’operazione propagandistica escogitata da Goebbels, che li porterà nel famoso bunker del Führer dove incontreranno Adolf Hitler in persona, descritto dalla scrittrice come un uomo vecchio, dal passo strascicato, con la faccia piena di rughe e la stretta di mano molle e sudaticcia. Nel 1948 Helga e famiglia rimpatriano in Austria stabilendosi in un primo momento ad Attersee, accolti dai nonni paterni. Dal 1963 Helga vive in Italia dove ha pubblicato molti libri. Nel suo libro "Lasciami andare madre" narra il suo secondo incontro con la madre, ex guardiana nei campi di sterminio, Ravensbrück e Auschwitz-Birkenau (il primo incontro avvenne nel 1971 a Vienna, 30 anni dopo l’abbandono della madre), ma la visita si rivela ancora una volta negativa e traumatica a causa della fede irriducibile della madre nell’ideologia nazista.
http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=46991&format=html
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"Ci sarà sempre il cielo": questo il titolo dell’atto unico cui daranno vita i ragazzi del Liceo Scientifico "Alfano" di Termoli per celebrare la Giornata della memoria. La prima dello spettacolo teatrale avrà luogo lunedì 26 gennaio alle ore 21.00 sul palcoscenico del Teatro Lumiere.
I ragazzi del Liceo, che dal mese di ottobre hanno partecipato ad un laboratorio teatrale, si sono misurati con testi di Etty Hillesum, Helga Schneider, A. Wieviorka e Giovannino Guareschi.
I proff. Nicola Sorella, Lucio Cassone e Nella Di Giacobbe hanno curato il libero adattamento teatrale di questo atto unico, in cui si confrontano i vari accenti della comune umanità di fronte all’enigma del male assoluto della storia, vivo nel ricordo e sempre presente come possibilità, al pari del bene, nel dramma della libertà di ogni uomo.
Hanno collaborato: per la regia, Nicola Sorella, Alessandra Benaduce e Nella Di Giacobbe; per la musica e i video: Michele D’Ambra e Tiziano Albanese; per il teatro danza e la scenografia e i costumi: Nella Di Giacobbe e Alessandra Benaduce; per la comunicazione: Lucio Cassone e Isabella De Vero; hanno coordinato le attività dei vari laboratori: Anna Paola Greco e Isabella De Vero.
Oltre a circa 50 ragazzi del biennio e del triennio, impegnati nell’allestimento della scenografia e dei costumi, nel teatro-danza, nella recitazione, nella comunicazione, nel laboratorio musicale e multimediale.
"Si tratta di un vero e proprio esperimento di produzione teatrale dalla A alla Z" – precisa il prof. Lucio Cassone, responsabile del progetto – "ma tutta fatta in … scuola. Da 10 anni proponiamo alla città eventi culturali di grande impatto comunicativo: il progetto Numeri (2006), il progetto Centocanti (2007), il progetto Canto per il silenzio sul genocidio degli Armeni (2008) sono soltanto alcune tra le significative esperienze di scuola che sono diventate proposta culturale viva e ipotesi di lavoro e ricerca per docenti e studenti, fino ad offrirsi come percorso di consapevolezza e di socialità nuova per la nostra città".
L’immedesimazione teatrale diviene così metodo di lavoro storico e allo stesso tempo efficace strategia educativa, per restituire alla memoria quel tanto di vita che le spetta e riscattarla così dalla retorica spesso sterile di certe moderne celebrazioni".
Attori e personaggi insieme, vi aspettano lunedì 26 alle ore 21.00 al Teatro Lumiere. Nessuno spettatore, tutti protagonisti.
Lo spettacolo sarà replicato (primo spettacolo: 8.30-10.00; secondo spettacolo 10.30-12.00) il giorno dopo, 27 gennaio, per gli alunni del Liceo.
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Reggio Emilia - Debutta il 27 gennaio 2009 alle ore 10 al Teatro Herberia di Rubiera, in replica fino al 29 gennaio, il nuovo spettacolo prodotto da La Corte Ospitale, Stelle di Cannella di Helga Schneider, dall’omonimo libro di Helga Schneider pubblicato nel 2002 dalla casa editrice Salani. Sarà presente alle repliche di Rubiera l’autrice Helga Schneider, che incontrerà il pubblico delle scuole dopo lo spettacolo.
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Lo spettacolo, con Roberta Biagiarelli, Alberto Guzzi e Max Jurcev, scene e costumi di Manuela Gasperoni, ideazione scenica di Roberta Biagiarelli, musiche composte ed eseguite dal vivo da Max Jurcev e Alberto Guzzi, racconta la storia di due ragazzi, David e Fritz, due amici per la pelle, orgogliosi, tra l’altro, dell’amicizia che lega i loro due gatti.
Berlino 1932. Nella bottega di una pasticcera si inizia a narrare una storia dolce e terribile allo stesso tempo, la storia dell’indissolubile amicizia tra David Korsakov e Fritz Rauch violentemente fatta a pezzi dall’indottrinamento e dalla manipolazione provocata dall’ascesa al potere del nazismo. Il filo conduttore è dato da una narratrice-pasticcera che fonda in sé gli ingredienti che compongono il racconto. In scena, al suo fianco, due musicisti-attori appartenenti al gruppo klezmer Maxmaber Orkestar, che evocano i due protagonisti e gli altri personaggi che popolano il racconto.
“Quando La Corte Ospitale mi ha offerto di lavorare alla messa in scena del libro di Helga Schneider Stelle di Cannella – dice Roberta Biagiarelli – è stato per me un piacere tornare a riallacciare un filo legato al mio passato lavorativo con il teatro ragazzi e anche a rinnovare il mio percorso di lavoro sulla memoria e sul teatro civile. La sensazione è che nonostante ciò che è già stato scritto, detto e rielaborato sull’antisemitismo e sull’Olocausto, sono convinta che il teatro possa ancora aggiungere piccoli tasselli per mantenere viva la memoria e per non sottrarsi, grandi e piccoli, agli orrori di ieri come a quelli di oggi”.
Lo spettacolo è in replica il 3 e 4 febbraio 2009 al Teatro de Micheli di Copparo.
Per informazioni: La Corte Ospitale Via Fontana 2 – Rubiera – Tel. 0522 621133 – Fax 0522 262343 – Corte Ospitale. Continua a leggere
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Willi aveva le guance viola. Faceva molto freddo: sembrava ancora inverno. Si calò il berretto sulle orecchie e avanzò contro il vento che gli tagliava le guance. Aveva quasi finito. Era rimasto un volantino solo.
Dal retro di copertina: Situato nel dintorni di Weimar, il campo di concentramento di Buchenwald venne costruito nel 1937. Vi morirono circa 50.000 persone. Weimar è una città famosa per la sua vita culturale. Qui vissero Bach, Goethe, Schiller, Liszt. Goethe amava passeggiare nei dintorni, in particolare sedersi e scrivere all’ombra di un faggio sulle pensici dell’Ettersberg: fu nei pressi di quel luogo che i nazisti costruirono il campo di concentramento.
Willi è un quattordicenne tedesco di Monaco di Baviera. Nel 1944 ha quattordici anni, e aiuta il fratello a distribuire volantini. Non sa che si tratta di propaganda antinazista, né che verrà arrestato dalla polizia e spedito al campo di concentramento di Buchenwald come prigioniero politico. Lì si prendono cura di lui un gruppo di adolescenti più o meno della sua età, che si aiutano l’un l’altro a sopravvivere. La loro sopravvivenza dipende dall’abnegazione di un compagno che scambia il proprio corpo con cibo, bevande e piccoli favori. Ma ora quel sacrificio viene chiesto proprio a Willi, e per lui si prepara la prova più difficile…
Non si tratta certo di un libro facile: le molestie subite da bambini e ragazzi nei campi di concentramento nazisiti sono un tema difficile e per certi versi azzardato. Apprezzo il coraggio dell’autrice, Helga Schneider, nel trattarlo e nell’imdirizzare i libro proprio a lettori giovani, bambini e ragazzi che non hanno esperienza della guerra, per insegnare loro a non dimenticare.
Spero di leggere presto un altro libro della stessa autrice, Stelle di cannella.
Visita il sito di Helga Schenider
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Un libro adatto ai più giovani, “Stelle di cannella”. Abbordabile e semplice. La scrittura di Helga Schneider può avvicinarsi con disarmante candore ai bambini e ai ragazzi perché diretta, lineare e limpida anche se a tanta comprensibilità di lettura si affianca l’amarezza e, a tratti, la crudeltà di quanto narrato. Perché anche in “Stelle di cannella” l’argomento principale è il nazismo, l’odio cieco che ha generato, le violenze e le persecuzioni contro gli ebrei.
Al centro della storia due bambini tedeschi di nove anni. Uno è David, figlio del giornalista ebreo Jacov Korsakov e di Jutta, donna di religione cristiana e già madre di una ragazza, Lene. L’altro bambino si chiama Fritz ed è figlio del poliziotto Oskar Rauch. I due bambini sono amici per la pelle, frequentano la stessa classe, sono compagni di banco, vivono a pochi metri l’uno dall’altro e condividono ogni genere di gioco e di esperienza. Entrambi possiedono un gatto. David ha il suo Koks, un gatto nero dagli occhi color ambra, Fritz, invece, ha una gatta che si chiama Muschi, è bianca, bellissima e possiede enormi occhi azzurri. Oltre alle case dei Korsakov e dei Rauch, lungo la stessa strada della cittadina tedesca di Wilmersdorf, c’è anche la villa del ricco architetto Winterloh il cui figlio, Berty, è fidanzato con Lene, la sorellastra di David.
Siamo nel dicembre del 1932 e l’atmosfera amichevole e cordiale che esiste tra le tre famiglie sembra destinata a non dover mutare per nulla al mondo. Eppure, nell’arco di pochi mesi, con l’avvento del regime nazista e delle leggi contro gli ebrei, tutto cambia in maniera irreversibile e drammatica. L’antisemitismo, dapprima solo latente, diventa, in poco tempo, brutalmente palese. I Korsakov sono una famiglia ebrea e, seppur con un’iniziale perplessità, sono costretti a fare i conti con le discriminazioni sempre più diffuse e violente. Il primo a farne le spese è proprio David. Il suo amico Fritz, entrato a far parte della Jungvolk, diventa il suo più accanito persecutore. David non può frequentare i luoghi per studenti dove fino a pochi mesi prima poteva accedere. Fritz ha fatto sue le idee antisemite e non si esime dal mostrare tutto il suo disprezzo all’ex amico David, alla sua famiglia e persino al gatto Koks che odia visceralmente perché considerato giudeo quanto i suoi proprietari e, proprio per questo, degno dello stesso crudele trattamento. Anche i Winterloh mostrano il loro distacco dai Korsakov tanto che Berty, ormai marito di Lene, chiede ed ottiene che David non vada più alla villa a trovarli. La stessa Lene, pur di non avere grattacapi, decide di affiggere davanti al suo negozio di moda un cartello col quale viene intimato agli ebrei di non entrare.
In un solo anno la vita di queste tre famiglie viene completamente stravolta dall’odio e dall’indifferenza. Non ci sono eroi in questa storia. Anche Lene, alla fine, per la pacifica convivenza e per la paura di prendere posizione, si adegua alle regole volute da Hitler e, in un certo senso, rinnega il suo patrigno, David e, con loro, anche sua madre.
Ciò che sconcerta è il capire quanto siano state grandi le dimensioni di un odio privo di ogni fondamento. Altrettanto avvilente è la descrizione della noncuranza di chi decide di non fare nulla, di accettare tanti abusi in silenzio, per quieto vivere o per puro egoismo. Anche in “Stelle di cannella”, dunque, la Schneider denuncia, in maniera forse più pacata e recondita rispetto ad altri suoi libri, l’atteggiamento acritico che tanti tedeschi hanno avuto nei confronti del nazismo.
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Nasce nel 1937 in Slesia (territorio che dopo la II Guerra Mondiale sarà assegnato alla Polonia). Nel 1941 Helga e suo fratello Peter, rispettivamente 4 anni e 19 mesi, con il padre già al fronte, vengono abbandonati a Berlino dalla madre che decide di farsi arruolare come ausiliaria nelle SS. Helga e Peter vengono accolti nella lussuosa villa della sorella del padre, zia Margarete (dopo la guerra morirà per suicidio),in attesa che la nonna paterna arrivi dalla Polonia per occuparsi dei nipoti. La donna accudisce i bambini per circa un anno nell’appartamento situato a Berlin-Niederschönhausen (Pankow), dove i piccoli avevano vissuto in precedenza con i genitori. Durante una licenza dal fronte, il padre conosce una giovane berlinese, Ursula, e nel 1942 decide di sposarla. Ma la matrigna accetta solo il piccolo Peter e fa internare Helga prima in un istituto di correzione per bambini difficili, e poi in un collegio per ragazzi indesiderati dalle famiglie, o provenienti da nuclei familiari falliti. Dal collegio, che si trova a Oranienburg-Eden, presso Berlino, nell’autunno del 1944 la zia aquisita Hilde (sorella della matrigna), riconduce Helga in una Berlino ormai ridotta a un cumulo di rovine e macerie. Dagli ultimi mesi del 1944 fino alla fine della guerra, Helga e la sua famiglia sono costretti a vivere in una cantina a causa dei continui bombardamenti effettuati dagli inglesi e dagli americani, patendo il freddo e la fame. Nel dicembre del 1944 Helga e suo fratello Peter, grazie alla zia Hilde che lavora nell’ufficio di Propaganda del ministro Joseph Goebbels, vengono scelti, insieme a molti altri bambini berlinesi, per essere “i piccoli ospiti del Führer”, null’altro che un’operazione propagandistica escogitata da Goebbels, che li porterà nel famoso bunker del Führer dove incontreranno Adolf Hitler in persona, descritto dalla scrittrice come un uomo vecchio, dal passo strascicato, con la faccia piena di rughe e la stretta di mano molle e sudaticcia. Nel 1948 Helga e famiglia rimpatriano in Austria stabilendosi in un primo momento ad Attersee, accolti dai nonni paterni. Dal 1963 Helga vive in Italia dove ha pubblicato molti libri. Nel suo libro “Lasciami andare madre” narra il suo secondo incontro con la madre, ex guardiana nei campi di sterminio, Ravensbrück e Auschwitz-Birkenau (il primo incontro avvenne nel 1971 a Vienna, 30 anni dopo l’abbandono della madre), ma la visita si rivela ancora una volta negativa e traumatica a causa della fede irriducibile della madre nell’ideologia nazista.
Nel 2000 con il libro Il piccolo Adolf non aveva le ciglia ha vinto la XIV° edizione del Premio Letterario Chianti[1].
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ROMA (18 dicembre) – Sono le fate sapienti del 2009. Si chiamano Ingrid Betancourt, Chiara Gamberale, Federica De Paolis, Franca Valeri, Anilda Hibrahimi, Francesca Sanvitale, Christiana Ruggeri, Alda Merini, Ippolita Avalli, Helga Schneider, Silvia Cossu, Giosetta Fioroni. I volti, le figure -guida di un calendario letterario che ha conquistato negli anni un pubblico sempre più vasto ed è ormai diventato un vero e proprio oggetto di culto. Scandiscono i mesi e i giorni de “Le fate sapienti”, ideato e curato da Francesca Pansa con fotografie di Muriel Oasi, proposto per la settima volta come strenna natalizia dall’Associazione Librai Italiani, e dal suo presidente Paolo Pisanti, e sponsorizzato da Ax-Amicucciformazione e da Novidra.
Ma scrittrici, intellettuali, artiste non sono soltanto immagini. Secondo una felice formula, alternativa creativa ai tanti calendari patinati che escono all’insegna della esibizione sessuale del corpo femminile, “Le fate sapienti” si presentano anche come una piccola e significativa antologia di testi. Cosi Ingrid Betancourt, che apre il calendario, in una delle sue lettere “dall’inferno” della giungla, rievoca i momenti di tenerezza con i suoi figli lontani. Un altro rapporto intenso e vitalissimo è quello con Goffredo Parise di Giosetta Fioroni che lo ricorda con immagini nitide e struggenti. Franca Valeri racconta il suo rapporto con quei piccoli “esseri pensanti” che sono i cani. Le spine dell’eros sono nelle pagine di Chiara Gamberale e Silvia Cossu. Le ferite della nostra storia novecentesca e gli abissi del male traspaiono nelle parole di Christiana Ruggeri e Helga Schneider. E di amore e delle sue molte manifestazioni parlano anche, con i loro piccoli racconti, Federica De Paolis, Anilda Hibrahimi, Francesca Sanvitale, Alda Merini, Ippolita Avalli.Dice la curatrice Francesca Pansa: «Non bisogna solo sfogliarlo, ma si può anche leggerlo il calendario. Quest’anno ho voluto in modo particolare scegliere scrittrici giovani o esordienti, come Ruggeri, De Paolis, Gamberale, Cossu, Ibraihimi per stabilire un ideale punto di passaggio e di confronto con l’esperienza letteraria più consolidata e riconosciuta di Francesca Sanvitale o di Alda Merini o di Ippolita Avalli».
L’edizione 2009 de “Le fate sapienti” è dedicata a Malalai Kakar, primo ufficiale donna nella polizia afghana, direttrice del dipartimento per la lotta ai crimini contro le donne, assassinata dai telebani a Kandahar lo scorso 28 settembre.
“Le fate sapienti” saranno presentate venerdì 19 presso la Libreria Croce a Roma da Barbara Alberti, Annabella D’Avino, Massimo Di Forti, Maria Serena Palieri, Andrea Velardie con le autrici Franca Valeri, Giosetta Fioroni, Anilda Ibrahimi, Christiana Ruggeri,Francesca Sanvitale, Federica De Paolis, Silvia Cossu e Ippolita Avalli.
Dalla Betancourt ad Alda Merini il calendario delle “fate sapienti” – Il Messaggero
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E’ il primo libro che leggo di questa autrice, “incontrata” in televisione, da Fabio Fazio.
Lì raccontò della sua infanzia difficile, segnata dall’abbandono della madre, che se ne era andata per servire il Fuhrer. “Heike riprende a respirare” racconta la storia di una bambina che non è lei, ma che come lei è segnata dal nazismo e dagli strascichi della seconda guerra mondiale. Heike vive a Berlino, nello scantinato della sua casa, crollata per le bombe. Il padre non è ancora rientrato dal fronte e la madre, probabilmente picchiata o violentata dai russi, si toglie la vita. Il ritorno del genitore lenirà solo in parte il suo dolore.
da:
www.lettidarifare.com/2008/11/17/heike-riprende-a-respirare-di-helga-schneider
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Come si scrive un libro? Da dove vengono le idee per la trama, per i dialoghi, per la costruzione dei personaggi? Come si fa a rendere una storia appassionante e divertente? Saper scrivere è un dono innato o è un’arte che si può apprendere e affinare con l’esperienza? Leggere insegna a scrivere? E cosa altro?
Chi meglio di uno scrittore può rispondere a queste domande?
Nasce da un’iniziativa di Librerie Feltrinelli il progetto UN AUTORE A SETTIMANA, in collaborazione con il Comune di Milano.
Ogni settimana, il martedì mattina alle 10.00, la Feltrinelli di Piazza Piemonte organizza un incontro con uno scrittore per ragazzi che presenta la sua opera e interagisce con i partecipanti, dando l’occasione ad alunni e insegnanti di confrontarsi sia con la lettura che con la scrittura di un libro.
Gli incontri, iniziati il 21 ottobre, sono sospesi nei mesi di dicembre e gennaio per riprendere martedì 3 febbraio. Si concludono martedì 28 aprile.
L’iniziativa si rivolge alle classi della Scuola Secondaria di Primo Grado. Ogni incontro prevede la presenza di due classi, che dovranno prenotarsi per aver la possibilità di partecipare alla singola iniziativa.
Mar. 4 nov. Heike riprende a respirare Helga Schneider (Salani) 3 media – 4 classi
Berlino, 1945. Heike, dieci anni, vive con la madre nello scantinato della loro casa distrutta dalle bombe. Il padre è disperso, ma Heike sa che tornerà: non smette di parlarne al suo più grande amico e confidente, il grande melo che cresce nel giardino. Attorno, rovine: rovine di edifici, e rovine nelle menti e nei cuori delle persone. Tante però sembrano voler tener viva la speranza nel futuro… Dopo Stelle di cannella e L’albero di Goethe, Helga Schneider riapre per il pubblico dei ragazzi le pagine del suo personale passato per raccontarlo, commuovere e far pensare: e stavolta lo fa ritornando al tema del suo primo libro, II rogo di Berlino, e alla dimensione collettiva della tragedia di cui è stata testimone. Una storia delicata, in punta di piedi di bambina, per raccontare una verità cattiva: nessuno sopravvive alla guerra, neppure i vivi.
Comune di Milano e Librerie Feltrinelli insieme per le scuole
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