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Stelle di Cannella di Helga Schneider – teatro
Spettacolo teatrale tratto dal libro di Helga Schneider con Roberta Biagiarelli, Max Jurcev e Alberto Guzzi
La baracca dei tristi piaceri di Helga Schneider
La voce narrante è quella dell’anziana Frau Kiesel che parla alla giovane Sveva, alla quale racconta la sua tragedia, e quella delle altre donne torturate e sottoposte ai viziosi abusi delle SS e dei prigionieri maschi, confessando un dramma lungamente taciuto: quello delle prigioniere dei lager nazisti selezionate per i bordelli costruiti all’interno degli stessi campi di concentramento, in base a una agghiacciante strategia per confinare l’omosessualità. Donne i cui corpi venivano esposti ai sadici abusi delle SS e dei prigionieri maschi per sesso tristissimo. Donne che alla fine della guerra, invece di denunciare, fecero di tutto per nascondere quel dramma inconfessabile seppellito dentro di sé. In questo nuovo capitolo della memoria storica , l’autrice, descrivendo il silenzio della vergogna, continua a dare testimonianza di ciò che è stato, perché non si ripeta mai più e a rendere un coraggioso omaggio a tutte le donne che in tutti i tempi e in tutti i luoghi subiscono la violenza degli uomini, delle leggi, della Storia. Helga Schneider, classe 1937, nata a Steinberg (ora Polonia) ha esordito nel mondo letterario nel 1995 con Il rogo di Berlino che fu un autentico caso editoriale. Negli anni bui del nazismo ha raccontato la sua storia quando viveva a Berlino. Nel 1941, quando aveva 4 anni, la madre abbandonò lei e il fratellino per diventare prima ausiliaria delle SS e poi guardiana al campo femminile di Ravensbruck e successivamente di Auschwitz-Bierkenau. La descrizione dei mesi passati nelle cantine dell’abitazione di Berlino, totalmente distrutta dalle bombe, la visita nel bunker di Hitler grazie alla zia, collaboratrice di Goebbels e la fine della guerra, sono un esempio di alta letteratura libera da qualsiasi forma di retorica. “Il tempo che passa è un grande dono; peccato che non se ne possa godere in anticipo” “La violenza sulle donne è antica come il mondo, ma nel 2009 avremmo voluto sperare che una società avanzata, civile e democratica non nutrisse le cronache di abusi, omicidi e stupri. Ma come si sarebbe potuta arginare questa deriva durante il nazismo, quando si raccomandava alla gioventù la brutalità come dimostrazione di forza e coraggio, e la prostituzione forzata, ovvero una micidiale forma di violenza, faceva addirittura parte delle strategie politiche del governo di Hitler”? Maria Grazia d’Errico http://tragliscaffali.periodicoitaliano.info/?p=2570
La scrittrice polacca, naturalizzata italiana Helga Schneider, che da bambina fu una piccola ospite del Führer, squarcia il velo dell’ultimo tabù e con il suo ultimo romanzo La baracca dei tristi piaceri. Il sesso forzato come strategia del nazismo, edito da Salani, affronta una delle pagine più inquietanti e meno note del nazismo.
“Stava lì l’aguzzina delle SS capelli biondi e curati, il rossetto sulla bocca dura, l’uniforme impeccabile. Stava lì e pronunciò con sordita cattiveria: “ho letto sulla tua scheda che eri la puttana di un ebreo. E’ meglio che ti rassegni: d’ora in poi potrai fare la puttana per cani e porci”.
Nel 1963 diventata cittadina Italiana si stabilisce a Bologna. Nel 1971 scopre che la sua vera madre è ancora viva e decide di andarla a trovare a Vienna. A distanza di 30 anni la madre, le mostra orgogliosa la divisa nazista. Tenta anche di farla indossare ad Helga e di regalarle dell’oro. Inorridita, Helga scappa e torna a Bologna. Nel 1998 decide di rivedere la madre anziana per l’ultima volta, ma questo incontro la fa stare male fisicamente: vuole capire come può un essere umano abbandonare due figli piccoli per inseguire un sogno di morte senza alcuna emozione. Vuole capire a tutti i costi, se è in grado di tagliare definitivamente il legame con lei o se non riuscirà mai a liberarsene del tutto. Da questo incontro lacerante nasce il libro Lasciami andare, madre uscito in Italia nel 2001; stampato anche in Olanda, in Francia e in Germania. Tra i suoi libri più noti: Porta di Brandeburgo, il piccolo Adolf non aveva le ciglia, L’usignolo dei Linke. Per Salani ha pubblicato Stelle di cannella (Premio Elsa Morante ragazzi 2003), L’albero di Goethe e Heike riprende a respirare.
Titolo: La baracca dei tristi piaceri
Genere: Narrativa Italiana
Autore: Helga Schneider
Editore: Salani
Anno: 2009 p.205, prezzo 14,00
ilLibraio.it
Helga Schneider squarcia il velo dell’ultimo tabù e affronta una delle pagine più terribili e meno note del nazismo RECENSIONE DI UN LIBRO DI “Stava lì, l’aguzzina delle SS, capelli biondi e curati, il rossetto sulla bocca dura, l’uniforme impeccabile… Stava lì e pronunciò con sordida cattiveria: ‘Ho letto sulla tua scheda che eri la puttana di un ebreo. È meglio che ti rassegni: d’ora in poi farai la puttana per cani e porci’”. “È possibile, anzi nel caso di Helga Schneider necessario, fare scrittura della propria vita senza togliere nulla al mestiere del narratore…” 
Il silenzio della vergogna, la vergogna del silenzio
La baracca dei tristi piaceri
Helga Schneider
PUBBLICATO DA
SALANI, Romanzi Salani
Così racconta l’anziana Frau Kiesel alla giovane e ambiziosa Sveva, dando così voce a un dramma lungamente taciuto: quello delle prigioniere dei lager nazisti selezionate per i bordelli costruiti all’interno stesso dei campi di concentramento, in base un’aberrante strategia per la limitazione dell’omosessualità.
Donne i cui corpi venivano esposti ai sadici abusi delle SS e dei prigionieri maschi – spesso veri e propri relitti umani – che malgrado tutto preferivano rinunciare a un pezzo di pane per scambiarlo con pochi minuti di sesso tristissimo. Donne che alla fine della guerra, schiacciate dall’umiliazione e dalla solitudine, invece di denunciarla fecero di tutto per nascondere quella tragedia, seppellirla dentro di sé. In questo nuovo capitolo della memoria storica personale e collettiva, Helga Schneider continua, con lucidità e compassione, ma anche con implacabile giudizio, a dare testimonianza di ciò che è accaduto perché non si ripeta mai più, e a rendere un coraggioso omaggio alle donne che in tutti i tempi e in tutti i luoghi subiscono la violenza degli uomini, delle leggi, della Storia.
Elena Loewenthal, TuttoLibri – La Stampa

Helga Schneider
Helga Schneider è nata nel 1937 a Steinberg (ora Polonia), e nel 1941 è stata abbandonata dalla madre che è diventata membro delle SS e poi guardiana nei campi di sterminio




Molte le considerazioni che ispira, la più triste è l’invito a riflettere sulla sessualità maschile e su quanto questa venga denigrata, disprezzata, svilita, proprio dai maschi. Un’altra è sul rapporto con l’omosessualità, su quanto la violenza contro gli omosessuali e anche quella contro la sessualità femminile, siano frutto dello stesso albero, quello che produce i campi di sterminio e i massacri della guerra.
Helga Schneider, in ogni suo libro, mette qualche cosa che rimane che sai ti accompagnerà durante vita.
Nel “Rogo di Berlino” era il rapporto con i cadaveri, con l’odore della morte che si appiccica alla memoria di una piccola bambina abbandonata.
Nel “L’usignolo dei Linke” è la folla, la gente che si ammassa, che affoga tra altra gente, con la flebile speranza di poter sopravvivere: è l’esodo.
In “Lasciami andare, madre” c’è una madre dalla quale non si può prescindere, ma che bisogna abbandonare, che bisogna “uccidere” e che non morirà. Negli altri romanzi: solitudini, brevi incontri, l’amicizia di un albero…
In ogni libro di Helga Schneider bisognerebbe lasciare un segnalibro che riporti ad un capitolo, ad una pagina, ad una frase, da rileggere ogni tanto, da commentare con i nuovi amici o con i figli via, via che crescono, da adoperare come gancio su cui appendere un po’ della nostra fatica di vivere, per riprendere fiato, meditare, darsi una calmata.
Nel bel libro: “La baracca dei tristi piaceri” ho lasciato il segnalibro a pagina 72. Non voglio scrivere perché. Leggete il romanzo d’un fiato, come ho fatto io, e poi, se ne avete voglia, ritornate a quella pagina e riprendete a leggere da lì.
Dopo di ciò il libro non è quello scritto da Helga Schneider, ma diventerà il vostro, sarà la vostra vita che vi leggerete.
Grazie Helga, scrivi ancora per noi!
Andrea Peggion – Firenze